Una grande festa a Villar Perosa: l’associazione Admo, che riunisce i donatori di midollo per aiutare i malati di tumore, compie 25 anni. E lancia una nuova campagna di informazione

Unici fino al midollo da 25 anni. È questo lo slogan dell’Associazione Admo Piemonte (Associazione donatori midollo osseo) che domenica 7 giugno celebrerà a Villar Perosa, il suo paese natio, i 25 anni di attività.

Un quarto di secolo dedicato a trasmettere l’importanza del dono di qualcosa di sé, unico come le cellule del midollo, a chi ne ha bisogno per guarire da un tumore del sangue.

Il programma dei festeggiamenti

Al mattino la messa (alle 11) nella chiesa di Sant’Aniceto. Alle 16:30 al Teatro “Una Finestra sulle Valli”, il Gruppo “Costruire Cantando” porterà sul palco “Un’invincibile estate”. Narra di tre storie di speranza e di vita, tra cui quella della lusernese trapiantata di midollo osseo, Anna Malanot (ingresso libero).

Com’è nata l’associazione dei donatori

Cuore della giornata il racconto di come è nata l’Admo a Villar Perosa. Ecco le parole del suo primo promotore, Mario Bella: «Mio figlio Rossano – dice Mario – si ammalò di leucemia e l’unica soluzione per sconfiggere questo brutto tumore del sangue era il trapianto di cellule del midollo osseo.

Solo in quell’occasione scoprii, con forte rammarico, che le persone disponibili a sottoporsi a espianto erano molto poche. Circa 1.200 in tutta Italia. Soprattutto, la possibilità di trovare all’esterno della famiglia il donatore giusto era una su 100mila.

La lettera-testamento

Rossano ci lasciò una “lettera-testamento” con questa frase: Vorrei che tutti voi vi interessiate affinché anche in Italia vi sia una banca dati di donatori per salvare quei ragazzi che come me stanno soffrendo. E all’Ospedale Molinette, dove era ricoverato, queste persone erano davvero tante.

Non potevo lasciar vano l’appello di mio figlio. Così mi recai, insieme a 23 collaboratori, l’8 giugno del 1990 nello studio del Notaio Audano di Pinerolo. In quel momento nacque ufficialmente l’Admo Piemonte. Portai il messaggio di Rossano in lungo e in largo per tutta la nostra Regione. E non mi fermai solo alla nostra Regione».

I rischi della donazione

Per il presente prosegue Stefano Balma, attuale presidente dell’Associazione. «Dopo 25 anni di impegno quotidiano lo zoccolo duro contro il quale ci troviamo molto spesso a combattere è ancora il timore, infondato, di rischi derivanti dalla donazione.

Per questa ragione, sia nei nostri interventi all’interno degli istituti scolastici, delle Aziende, delle manifestazioni socio culturali, sia all’interno di eventi pubblici di informazione e iscrizione al Registro, chiediamo ai donatori effettivi di portare la loro testimonianza.

A dimostrazione di come questa procedura, che attualmente nella maggior parte dei casi viene realizzata raccogliendo le cellule dal sangue periferico, sia semplice, non dolorosa e non comporti pericoli. E quanto sia importante poi lo descrivono i nostri collaboratori trapiantati. Solo grazie al gesto di un anonimo donatore sono potuti tornare alla loro quotidianità »

Attualmente, il Registro Piemontese dei candidati Donatori raccoglie oltre 42.000 persone, più di 350 fra loro sono risultati compatibili e hanno regalato speranza di guarigione a un malato. È un registro in constante variazione numerica, dal quale ogni anno esce chi raggiunge il limite di età di 55 anni e chi presenta criteri di inidoneità alla donazione ed entra chi dà l’adesione.

I risultati dell’associazione

I dati italiani presentati dal Registro Nazionale attestano il lavoro dei volontari Admo Piemonte. Sono maggiori gli ingressi rispetto alle uscite, (+ 2.631 persone nel 2014, il più alto di tutta Italia). Come il più alto è stato il numero di nuovi reclutati: 3.547 nuovi ingressi, 1/5 degli ingressi di tutta Italia.

Risultati «ottenuti grazie alla costanza, alla tenacia dei tanti volontari. E grazie ai giovani che hanno detto sì alla vita comprendendo una scelta può significare il capovolgimento di un destino di una vita umana».

«Il nostro obiettivo, fondamentale affinché tanti pazienti non muoiano – conclude Balma – è di incrementare ancora il numero di potenziali donatori. È necessario proprio a causa della bassa possibilità di trovare la giusta compatibilità, per permettere sempre più trapianti».