Rendere obbligatori dodici vaccini, come fatto dal decreto Lorenzin, non è la soluzione. Per promuovere le vaccinazioni occorre ricostruire la fiducia medico-paziente

In merito al famigerato Decreto Lorenzin, del quale mentre scrivo non è ancora stato pubblicato il testo, vorrei fare alcuni chiarimenti per non confondere le critiche al decreto con le critiche ai vaccini stessi. Per far capire come la promozione delle vaccinazioni passi attraverso il rapporto di fiducia tra medico e paziente.

Sintetizzando, le osservazioni negative che possiamo porre al decreto per come ci è stato presentato finora possono essere classificate in tre ordini:

  1. l’aver messo insieme dodici vaccini molto diversi tra loro. Difendere il decreto in sé può essere paragonato alla difesa di dodici imputati accusati di crimini differenti. Non è realistico;
  2. l’obbligatorietà della vaccinazione;
  3. le modalità con cui questa obbligatorietà viene posta alla popolazione.

L’obbligo di vaccinarsi

Di queste, l’obbligatorietà della vaccinazione è il punto cardine. Obbligare una popolazione a un trattamento sanitario equivale a sostenere l’incapacità dell’individuo a provvedere alla propria salute e a difendere quella della collettività.

Ora, è esistito un tempo in cui la difesa della salute era affidata ai medici. Erano persone che, per amore del prossimo, donavano le loro capacità e i loro saperi per aiutare altre persone con un problema di salute. Questi saperi erano condivisi tra medici, nelle università, ma non erano di pubblico dominio.

Il rapporto medico-paziente si basava sulla fiducia.

Fiducia che il paziente doveva donare al medico ma che, contemporaneamente, il medico doveva guadagnarsi. Oggi questi “saperi” sono accessibili a chiunque. Quello che non è accessibile è la discriminazione delle fonti. Quindi esistono dei pazienti che hanno un corpus di saperi parzialmente affidabile e parzialmente non.

Questo, insieme alla decadenza delle università e della formazione medica in generale, ha contribuito a minare questo rapporto di fiducia. Oggi il paziente si trova nell’atroce dilemma di dover ricorrere al servizio sanitario, ma di esserne sfiduciato e di sperare di riceverne delle risposte che già conosce. Le risposte però appartengono alla figura del medico, di cui non si fida.

Questo crea un conflitto insanabile.

Il medico non è in grado di curare la persona perché questa non ascolterà i suoi consigli, se non conformi alle sue attese. Il paziente si sentirà curato male. Non appena avrà una conseguenza spiacevole di salute (che può far parte della nostra fragilità di esseri corporei) vorrà rivalersi sul medico attaccandolo con modalità più o meno feroci.

Lo stesso discorso vale per l’importanza delle vaccinazioni

La persona avrà un corpus di saperi più o meno affidabili. La sua opinione sui vaccini sarà difficilmente modificabile dal sapere del medico. L’obbligatorietà è una risposta semplicistica alla frattura insanabile tra medico e paziente.

L’alternativa sarebbe stata la ricostruzione delle università, la creazione di un’informazione sincera ed autentica, priva di interessi politici ed economici. L’eradicazione degli interessi finanziari nel campo della salute (ahimè questi elementi non risorgeranno in questa generazione!).

Fiducia vs coercizione

In breve, dare nuovi punti di riferimento a una popolazione che si ritrova convinta di un sapere, ma che non sa da dove proviene. Ricostruire una fiducia per la quale se ti consiglio un determinato vaccino per tuo figlio o per il bene della collettività, tu lo possa accettare serenamente.

D’altra parte la coercizione è l’intervento più a basso costo per cercare di incrementare la copertura vaccinale. Non è detto che sia efficace. Funzionerà su chi già non teme i vaccini e non vuole rotture di scatole. Invece darà effetti imprevedibili su chi li teme o su chi si sente violato dall’imposizione di un trattamento sanitario (senza nemmeno essere malato).

Vorrei risposndere ad alcune domande generiche sui vaccini cercando di dimostrare la bontà e l’utilità di questa tecnologia per la nostra specie (e non solo per la nostra). Parlerò solo di alcuni (non perché gli altri non siano utili) per necessità di semplificazione.

I vaccini funzionano?

Sembrerebbe di sì. Tra il 2000 e il 2015 la vaccinazione contro il morbillo ha evitato nel mondo 20 milioni di morti.

Funzionano anche in Italia o solo nei paesi meno industrializzati?

Sembrerebbe anche in Italia. La vaccinazione contro la poliomielite (che dà tipicamente una paralisi flaccida irreversibile degli arti inferiori) ha eliminato questa malattia dall’Italia: nel 1958 si registravano circa 8000 casi, oggi nessuno.

I vaccini possono essere pericolosi. Non è, il rimedio, peggiore del male?

La vaccinazione per il morbillo ha delle complicazioni gravi molto rare (meno di un caso su un milione di vaccinati), mentre il morbillo-malattia dà complicazioni gravi in circa un caso su venti.

E se io fossi contrario, non sono forse libero di disporre del mio stato di salute?

Spesso la nostra libertà personale si ferma laddove va a minare quella degli altri. Per questo motivo, ad esempio, non siamo liberi di campeggiare in un prato senza prima aver chiesto il permesso al padrone perché potremmo rovinare l’erba destinata al bestiame. La nostra libertà ne è limitata, ma il fine ci sembra buono.

Allo stesso modo, la differenza in termini di frequenza tra complicazioni vaccinali e complicazioni della malattia prevenibile, oltre a dimostrare la bontà del vaccino, permette di stabilire, essendo il costo del vaccino molto basso e il costo di una complicazione molto elevato, come la decisione del singolo contro la vaccinazione (espressione della sua libertà di individuo) crei dei costi molto elevati che ricadono sulla collettività.

Questi costi non sono meramente economici, ma indirettamente portano a una riduzione delle risorse sanitarie e quindi a un aumento della mortalità nella popolazione. In sintesi, libertà del singolo contro interesse della collettività.

ROBERTO ROSTAGNO

MEDICO INFETTIVOLOGO DELL’OSPEDALE SANT’ANDREA DI VERCELLI