Il venir meno dell’aurosufficienza e di punti di riferimento possono gettare gli anziani nella solitudine. Ecco cosa può fare la famiglia

NELLE PASSATE GENERAZIONI gli anziani occupavano un ruolo di primo piano all’interno della famiglia. Venivano loro riconosciute autorità, esperienza e saggezza. La famiglia post-moderna in cui viviamo, costituita solo dai coniugi e i loro figli, è invece meno vincolata a legami con altri familiari, costretta ad adeguarsi ai ritmi lavorativi e produttivi che la società impone. La solitudine, dunque, accompagna spesso l’anziano.

La solitudine degli anziani

Non si tratta di quella solitudine che è costitutiva dell’uomo. Ma di quella che isola la persona e la fa sentire abbandonata proprio da coloro da cui s’attenderebbe di essere invece amata.

È la solitudine di chi non sa più dialogare con il mondo «che non è più quello di una volta». Quella che svuota di senso le giornate, innescando o alimentando un disagio psicologico che può sfociare in ansia e depressione.

Questo isolamento viene dalla mancanza di attività, dal trovarsi soli per lunghe ore della giornata. O dall’essere spesso in compagnia esclusivamente di altri anziani.

L’isolamento in famiglia

L’anziano, soprattutto dopo la morte del coniuge, rischia di rimanere fortemente isolato da figli, nipoti e altri familiari più giovani, troppo distanti in termini reali ed affettivi.

A ciò si aggiunge la paura e la sensazione di non essere più autosufficiente e neppure padrone di sé e dei propri atti. La paura della malattia, dell’abbandono, della dipendenza, e soprattutto della morte.

Come spiegare l’aggressività

Spesso la paura genera l’aggressività nei confronti di chi sta attorno, frutto di impotenza, umiliazione e bassa stima di sé. Altre volte, inconsciamente spinto dalla paura e dall’aggressività, l’anziano diventa improvvisamente capriccioso e testardo. Provando a comprendere questo tipo di reazioni, si noterà che esse sono un modo, maldestro, ma reale, di far notare la propria presenza e la volontà di essere se stesso.

Come affrontarla

La solitudine può essere vissuta come una condizione subita e sopportata dall’anziano. Ovvero una solitudine che può sicuramente essere vista come una perdita di ruolo sociale sia nell’ambito lavorativo che in quello familiare.

Ma la solitudine può talvolta essere voluta e ricercata come momento fondamentale di ricerca e ritrovamento di sé stessi, del proprio Io. Come momento di quiete lontano dal caos e dalla frenesia del mondo.

Quando ci si appresta a fare i conti con la solitudine degli anziani è bene tener presente che oltre alla solitudine subita e sofferta per una svariata tipologia di cause (pensionamento, essere vedovi, povertà, malattia…), esiste anche una solitudine cercata e voluta che è più positiva e vantaggiosa del vivere in mezzo alla gente.

ILARIA.BOAGLIO@YAHOO.IT