Dopo le affermazioni di Annalisa Minetti su una presunta cura della retinopatia, la smentita di Marco Bongi, dell’Associazione pro retinopatici 

In questi giorni è giunto in redazione un comunicato firmato da Marco Bongi, presidente dell’ARPI, Associazione Pro Retinopatici e Ipovedenti. Si intitolava “Annalisa Minetti: risparmiaci per favore…”. Si riferiva a un episodio che ha visto protagonista la cantante e che ha colpito le persone affette da retinopatia.

Cosa è successo

Bongi si riferiva alla trasmissione del 13 marzo Domenica Live condotta da Barbara d’Urso in cui la Minetti, giovane cantante cieca, sosteneva che prossimamente si sarebbe potuti guarire dalla Retinopatia pigmentosa.

«Cosa non vera – protesta Bongi – e che alimenta false illusioni tra i nostri soci. Subito ci hanno telefonato per chiederci informazioni e accusarci di non informare sulle nuove cure che pare arrivino da Cuba!»

Inoltre la cantante ha dichiarato, con un tono di superiorità, di non far uso né del bastone bianco né del cane. «Come se fosse un disonore far uso di ausili utili per la propria indipendenza – prosegue Bongi. – Non tutti sono giovani, carine e… ricche, come la cantante in questione, che sicuramente ha altre agevolazioni».

Nessun contraddittorio

Ma ciò che più ha addolorato è stato il trattamento riservato a Rocco Di Lorenzo, presidente dell’Associazione Retinopatici e Ipovedenti Siciliani (A.R.I.S.-onlus). A lui è stato concesso,poco più di un minuto e mezzo di un’intervista registrata.

Nessun contraddittorio, nessuna possibilità di controbattere il “comizio” della delirante soubrette. Di Lorenzo, contattato subito da Bongi dopo la trasmissione, ha confidato di non sapere neppure che la sua intervista sarebbe stata mandata in onda in riferimento alle affermazioni della Minetti.

Diritto di replica

«E questi sarebbero giornalisti?», conclude Bongi. «Da parte nostra dunque, lo abbiamo già detto altre volte, non chiederemo alcun diritto di replica. Questi sarebbero ben capaci di farci fare la figura dei “pirla” anche se riuscissimo a dire cose sacrosante come: non si scherza con la disperazione dei malati, non è moralmente lecito farsi pubblicità sulla pelle di chi soffre.

Non è giusto illudere i non vedenti allo scopo di risollevare una popolarità ormai ridotta al lumicino. Non chiederemo diritti di replica a chi non merita la nostra attenzione ma, al contrario, invieremo, questo sì, il presente comunicato agli amici giornalisti seri, che non mancano».

C.M.