Le conseguenze cliniche dell’incidente nucleare di Chernobyl del 26 aprile 1986 restano per molti un mistero. Per capire gli effetti delle radiazioni sul corpo umano, abbiamo intervistato un esperto

Chernobyl e Fukushima hanno inondato il mondo di radiazioni. Ma cosa sappiamo al riguardo? Per capire gli effetti delle radiazioni di Chernobyl sul corpo umano, abbiamo intervistato Michele Stasi. È il direttore della Struttura Complessa di Fisica Sanitaria – A.O. Ordine Mauriziano di Torino, consulente per l’attività di fisica medica e radioprotezione per l’ASL TO3 e professore a contratto di fisica medica e radioprotezione all’Università di Torino.

Radiazioni: l'esperto spiega gli effetti di Chernobyl sul corpo umano

Cosa è fuoriuscito dalla centrale nucleare di Chernobyl precisamente?

A Chernobyl, il 26 aprile del 1986 c’è stato un incidente nucleare, dovuto all’esplosione di uno dei reattori. Il materiale fissile (cuore del reattore) era di Uranio. Un fumo carico di atomi radioattivi di diverso tipo è fuoriuscita dalla centrale.

Per l’esattezza si è trattato di circa 50 tonnellate di materiale radioattivo (equivalenti all’esplosione di 10 bombe atomiche) tra cui Cesio-137, Stronzio-90, Iodio-131.

Che danni ha portato agli italiani quella fuoriuscita?

Difficile da valutare. I danni sulle persone causati da esposizione a basse dosi di radiazioni (leucemie, alcuni tumori quale quello della tiroide, del polmone, mammella e colon) non sono tipici solo delle radiazioni.

Sicuramente a causa degli eventi atmosferici immediatamente successivi all’esplosione, il fall-out (cioè la nube radioattiva) è arrivata in Italia. Quindi a partire dall’erba, dalle verdure e dalla frutta e, attraverso la catena alimentare, si è diffusa anche nella popolazione.

Sicuramente il tumore della tiroide è un tumore molto diffuso tra i giovani in Italia con età inferiore a 45 anni, specie in questi ultimi anni. Non c’è però evidenza scientifica che ci sia un legame statisticamente significativo con l’incidente di Chernobyl.

Oggi quanto è presente quel tipo di radioattività nel nostro territorio?

Gli atomi radioattivi sono caratterizzati da un tempo di dimezzamento, cioè il tempo necessario per dimezzare il livello di radioattività. Alcuni atomi radioattivi hanno tempi di dimezzamento lungo. Ad esempio il Cesio-137 ha un tempo di dimezzamento di 30 anni.

Quindi nel nostro territorio sono presenti sicuramente ancora Cesio-137 e Stronzio- 90, atomi radioattivi provenienti da Chernobyl.

Un’immagine di Chernobyl dopo l’incidente del 1986
Un’immagine di Chernobyl dopo l’incidente del 1986

Ci sono altri tipi di radioattività o radioattività di altra provenienza (centrali nucleari francesi….)?

Difficile dare una risposta. Per quel che riguarda gli incidenti, e noi non ne conosciamo in questi ultimi anni, nessun tipo di radioattività dovrebbe essere presente. Sicuramente siamo esposti, oltre alla radioattività naturale, a quella presente nei materiali da costruzioni (per esempio il Radon).

All’epoca dell’incidente di Chernobyl furono prese tutte le precauzioni necessarie?

La risposta è negativa per quel che riguarda l’intervento locale subito dopo l’incidente. Nei giorni successivi si è cercato di tamponare la situazione e salvare il salvabile. Ancora la situazione di sotterramento (sarcofago) e spegnimento del reattore n. 4 non è definitiva.

In Italia e nel resto d’Europa c’era poco da fare. La radioattività è stata trasportata dai fenomeni atmosferici dei giorni successivi all’esplosione. Sfortunatamente non sono disponibili interventi chemioprotettivi per l’esposizione al cesio e allo stronzio.

Occorre un approccio aggressivo per limitare l’esposizione allo iodio radioattivo e al cesio, e per isolare le aree contaminate. Sicuramente all’epoca è stato fatto un monitoraggio ambientale sull’alimentazione e anche sulle persone. Non mi risulta però che si siano isolate delle aeree.

Oggi ci possiamo difendere dalle radiazioni nel nostro quotidiano?

La premessa è che tra radiazione naturale, radiazione dovuta ai materiali da costruzione (per esempio Radon), radiazione da nube radioattiva (fall-out) dovuta ad incidenti e test nucleari (sono state varie le esplosioni “di prova” durante la “guerra fredda”), in Italia assorbiamo mediamente una dose da radiazioni di 3.5 mSv/anno. Ciò equivale circa a 10 radiografie del torace.

A questo dose va aggiunta quella dovuta alle radiazioni “artificiali” che sono di fatto le esposizioni mediche (esami radiografici, TAC, radioterapia).

Cosa dice la legge

In Italia e in Europa in generale la legislazione è molto chiara e stringente per quel che riguarda la protezione dalle radiazioni. Vengono indicate chiaramente procedure e metodi per ridurre l’esposizione a radiazioni e le figure professionali (fisici e medici) che si devono occupare di proteggere la popolazione e i pazienti.

In sintesi dobbiamo cercare di eliminare i danni da effetti deterministici e ridurre al minimo (purtroppo è impossibile azzerarli) i rischi da effetti stocastici (cioè casuali e su base probabilistica).

Per quel che riguarda le esposizioni mediche, dobbiamo evitare esami radiologici inutili. E utilizzare impianti radiologici di ottima qualità che danno basse dosi e buona definizione dell’immagine.

Quando saranno definitivamente decadute le radiazioni di Chernobyl?

Prendendo come riferimento il Cesio-137, ci vogliono almeno 100 anni per il quasi decadimento definitivo della radioattività. Quindi in Italia possiamo stabilire in questo il tempo necessario. Nell’area di Chernobyl con la presenza di Plutonio e Americio ci vorranno migliaia di anni.

Quali patologie sono dovute alle radiazioni?

Per quel che riguarda l’esposizione alle basse dosi (quelle per intenderci dovute ad esami diagnostici) i danni sono su base probabilistica. Vige la legge del tutto o niente e possono essere tumori non solidi (leucemie e linfomi), e solidi (tumore della tiroide, del polmone, mammella, colon).

In Italia assorbiamo mediamente una dose da radiazioni di 3.5 mSv/anno (che equivale circa a 10 radiografie del torace)
In Italia assorbiamo mediamente una dose da radiazioni di 3.5 mSv/anno (che equivale circa a 10 radiografie del torace)

Per quel che riguarda le alte dosi da radiazioni (quelle della radioterapia o quelle degli incidenti ed esplosioni nucleari per le persone direttamente coinvolte) si va da eritemi, epilazioni, ustioni, tossicità agli organi emopoietici. Fino, in casi estremi, alla morte per dosi superiori a 7-10 Sv al corpo intero ed esposizione acuta.

E le radiazione di Fukushima?

Il Giappone è molto distante, quindi è molto improbabile che la nube radioattiva arrivi in Italia (e non è arrivata). Subito dopo l’incidente sono state monitorate persone e animali che provenivano dal Giappone.

Per concludere

Secondo il rapporto del Chernobyl Forum dell’ONU, il più grave danno sanitario del disastro è stato sulla salute mentale. Un effetto reso ancora più grave dalla scarsa informazione sui rischi associati all’esposizione alle radiazioni.

Le conseguenze a lungo termine di Fukushima rimangono da verificare. Ma via via che il Giappone procede alla messa in sicurezza, occorre una chiara e accessibile divulgazione di informazioni. È essenziale per assicurare un’adeguata salvaguardia e monitoraggio della salute pubblica.

CRISTINA MENGHINI