Un provvedimento della Regione Piemonte rischia di compromettere gli standard di cura del diabete. Le associazioni dei malati protestano

Malati di diabete, familiari e associazioni si sono ritrovate il 22 giugno scorso in piazza Castello a Torino. Hanno fatto sentire la loro voce: oggetto della protesta alcuni provvedimenti della Regione Piemonte.

Questa, con firma del Direttore dell’assessorato alla Sanità, Fulvio Moirano, sta tentando di realizzare in ambito di distribuzione dei presidi per i pazienti diabetici.

Erano presenti le associazioni AGD (associazione giovani diabetici), FAND (Associazione italiana diabetici) e CAPeD (Coordinamento delle Associazioni di persone con diabete del Piemonte).

Lo scontro in atto

Da tempo le ragioni del risparmio sui prezzi di rimborso dei presidi diagnostico terapeutici per le persone con diabete sono note. La realtà piemontese consta 282.000 persone affette da diabete.

Un documento datato 5 giugno 2015 riporta la proposta della Regione di procedere a distribuire i presidi per l’autodeterminazione della glicemia (strisce, lancette, pungidito, glucometri, ecc.) aggiudicati in una gara d’appalto.

Qualora l’assistito non accetti quella tipologia di strisce e/o lancette pungidito distribuite dalla Regione Piemonte, si ritroverebbe a pagare la differenza tra il prezzo di riferimento ed il prezzo del presidio prescritto. Questo «con eccezione di insostituibilità certificata dal prescrittore e validata dall’ASL di residenza».

Ma non tutti i pazienti sono uguali e non tutti possono adattarsi ad utilizzare un unico prodotto.

Ivan Persico: ecco cosa non funziona

«Con la proposta avanzata dalla Regione – spiega Ivan Persico, presidente di AGD Piemonte – la persona con diabete viene penalizzata più volte. Prima con l’obbligo di utilizzare uno strumento unico. E poi con la distribuzione per conto (DPC). Questo lo costringe ad andare due volte in farmacia per ritirare le strisce, solo quelle aggiudicatarie della gara CONSIP. Con in più l’eventuale pagamento della differenza di prezzo».

Questo porterebbe almeno 100.000 piemontesi a dover pagare mensilmente per poter continuare ad utilizzare lo strumento oggi in uso gratuito. Il tutto a costo zero per la Regione.

La cura va personalizzata

«Ogni diabetico – prosegue Persico – ha profilo di cura ed aderenza individuali. L’attuazione della proposta farebbe tornare indietro di vent’anni il panorama di difesa dei diritti delle persone con il diabete.

E che questo drammatico peggioramento sia posto in essere dal Piemonte, il cui Governatore è anche Presidente della Conferenza dei Presidenti delle Regioni, aggrava ancor più lo scenario. E rischia di risvegliare istinti di emulazione in altre Regioni italiane».

L’AGD non si limita a denunciare

In una lettera aperta propone alcuni accorgimenti che farebbero risparmiare alla Regione dai sette ai dieci milioni di euro annui. Come? «Con leva del ribasso dei prezzi di rimborso e con la distribuzione delle strisce e del materiale in farmacia a mezzo “web care”»

Persico ha richiesto un incontro ed un chiarimento in merito «alla proposta della Sanità e del dott. Moirano. E alle ragioni che hanno determinato la Regione Piemonte a proseguire su un cammino in contrasto con quello più volte proposto dalle Associazioni.

Queste, in diverse occasioni (le ultime nel settembre 2014 e poi nel gennaio 2015) hanno incontrato l’Assessore Saitta, presentando proposte concrete e non lesive della dignità e dei diritti delle persone con il diabete».

Cresce la preoccupazione

In attesa di risposte ufficiali cresce la preoccupazione tra i diabetici e i loro famigliari. Entrambi infatti vedono compromesso uno standard ottimale di cura. «Ogni bambino o adulto ha le sue esigenze e il suo stile di vita – spiega una donna diabetica».

«Non sono solo capricci ma necessità per una vita migliore. Inoltre, considerate le eventuali complicanze del diabete che potrebbero sopraggiungere a causa di un percorso terapeutico non ottimale. A conti fatti, graverebbero molto di più sulle spese sanitarie della Regione».

CRISTINA MENGHINI