Un recente studio mostra le gravi conseguenze per la salute delle donne che si sottopongono a IVG. I rischi riguardano l’aborto e le gravidanze successive

Secondo uno studio recente praticare l’aborto potrebbe avere conseguenze gravi sulla salute delle donne e su eventuali gravidanze successive.

Ce lo spiega Laura Bencetti, praticante avvocato e avvocato e mediatrice familiare, responsabile volontaria della comunicazione del Centro per la Vita di San Giuseppe al Trionfale, a Roma. Principalmente si occupa della gestione della pagina Facebook e del sito web del centro. Collabora occasionalmente sempre come volontaria con la redazione di Notizie ProVita Onlus, scrivendo e traducendo articoli riguardanti la famiglia.

Aborto: rischi per la salute e in caso di successive gravidanze

Laura ha ricavato alcuni dati allarmanti da uno studio diretto dal dottor Pim Ankum, dell’Academic Medical Centre dell’Università di Amsterdam, presentato al convegno della Società Europea di Riproduzione Umana ed Embriologia a Lisbona.

Aborto chirugico: i rischi

In seguito alla pratica dell’aborto chirurgico eseguito tramite aspirazione o raschiamento, possono presentarsi i seguenti effetti collaterali e rischi. Ad esempio infezioni, danni alla cervice, perforazione e cicatrizzazione della parete uterina, emorragie. E ancora, lesione di organi interni vicini all’utero (come l’intestino o la vescica), per non parlare delle complicanze relative all’anestesia.

Anche se è molto raro, in alcuni casi, ancora oggi (recentemente è morta una 19enne di Napoli) può succedere che la donna muoia a seguito di ivg.

Aborto farmacologico

Nel caso in cui l’aborto sia effettuato col metodo farmacologico, cioè con la pillola Ru486, a dispetto di quello che viene detto dai media, i tempi si allungano e gli effetti collaterali aumentano. Quello che viene fraudolentemente chiamato “aborto facile e veloce” di fatto impegna la donna per 15 giorni.

Come se non bastasse, presenta livelli di sofferenza e pericolosità ben più elevati dell’aborto chirurgico. La mortalità, con l’aborto farmacologico, è di ben 10 volte superiore a quella dell’aborto per raschiamento o aspirazione.

Si noti che lo studio del dottor Pim Ankum si basa su una ricerca che ha combinato insieme 22 studi effettuati su quasi 2 milioni di donne che hanno avuto un aborto per dilatazione e raschiamento. Ma il dato che emerge, spesso troppo sottovalutato, è il rischio per le gravidanze successive all’aborto.

Gravidanza successiva all’igv

«Le donne che hanno effettuato un aborto per dilatazione e raschiamento (la tecnica più utilizzata) – spiega Laura Bencetti – per le successive gravidanze hanno il 69% di probabilità in più di avere parti molto prematuri (prima della 32esima settimana di gestazione). Hanno il 29% di probabilità in più di avere un parto prematuro tra le 32 e le 37 settimane.  Ovviamente, il rischio aumenta ancor di più per le donne che hanno abortito diverse volte.

Diversi sono i potenziali nessi causali

La dilatazione forzata ed istantanea della cervice praticata durante l’aborto può danneggiare in modo permanente la cervice. Inoltre, l’operazione può causare un’infezione persistente che scatena poi la nascita prematura del figlio successivo. Infine, le procedure post aborto, come la biopsia, possono causare lesioni ai tessuti».

Ma i medici abortisti non dovrebbero avvisare la donna che si sottopone ad un’interruzione volontaria della gravidanza degli eventuali rischi?

«Chiaramente – conferma Laura i medici abortisti avrebbero l’obbligo di informare le proprie pazienti di tutti i rischi sia fisici che psichici che l’aborto può comportare. Così come dovrebbero informarle di tutte le alternative all’aborto.

Penso ad esempio alla possibilità di chiedere un aiuto economico agli assistenti sociali, o ad un Centro di Aiuto alla Vita. Oppure dare in adozione il bambino partorendo nell’anonimato. Purtroppo molto spesso non fanno né l’uno né l’altro (per motivi economici, o per paura di ricevere denunce in caso di malformazioni del bambino)».

CRISTINA MENGHINI