«Le medicine migliori sono il tempo e la pazienza dei famigliari e degli operatori sanitari». Graziella Rossi, geriatra, parla dello stato di salute degli anziani a Pinerolo

Graziella Rossi da 15 anni è medico geriatra. Nata a Torino come medico del pronto soccorso delle Molinette, con il primario di allora e un gruppo di medici ha aperto il reparto di medicina d’urgenza. Una sua priorità? Avere un colloquio cordiale con i pazienti e i loro parenti. Con lei parliamo della salute degli anziani nella zona di Pinerolo.

Chi è Graziella Rossi

Lo stato di salute degli anziani a Pinerolo: intervista all'esperta
Graziella Rossi durante un incontro all’Asilo dei Vecchi di San Germano Chisone

Graziella intraprende gli studi in geriatria perché le è sempre piaciuto lavorare con gli anziani: «In ospedale sono le persone più sole e spaventate e con maggiore criticità». Trasferita a Pinerolo, si occupa subito della lungodegenza seguendo la conversione degli ospedali di Pomaretto e di Torre Pellice. Così realizza il suo progetto di geriatria trasversale con pochi letti e molto lavoro sul territorio.

Negli ultimi dodici anni si è occupata di anziani con demenza e Alzheimer. Nel 2012, alla soglia della pensione, lascia il servizio pubblico dove non condivide alcune scelte. Attualmente è consulente e docente per i volontari al Rifugio Carlo Alberto di Luserna San Giovanni.

Chi è oggi, nel 2016, una persona anziana?

Si parla di età anziana oltre i 75 anni di età anche se è un concetto relativo alla situazione di salute della persona. Diventa riduttivo quindi dare un’età per indicare l’inizio della fascia di anzianità. Risulta essere solo più una convenzione.

La suddivisione delle fasce d’età porta molti medici a sottovalutare alcune condizioni anche se tutti si meritano la migliore qualità di vita soggettiva.

Importante è il dialogo con il paziente il quale si può trovare in condizioni differenti rispetto a quelle precedenti. Potrebbero nascere nuovi limiti. Quindi il medico ha il compito di prenderli in considerazione garantendo una qualità di vita ottimale.

Le medicine principali con le persone anziane sono il tempo e la pazienza.

Com’è la situazione degli anziani nel Pinerolese?

Gli anziani sono in aumento sia per un allungamento della vita media, sia per un abbandono della popolazione giovane della zona di Pinerolo. È in aumento la popolazione anziana sola a causa del lavoro dei parenti. Sono persone che hanno bisogno di una maggiore assistenza e non solo ospedaliera.

A livello regionale si cerca di migliorare le relazioni di vicinato per fronteggiare l’isolamento che si sta diffondendo. Per fronteggiare questo isolamento spesso si attua lo sradicamento della persona anziana dalla propria casa per avvicinarla ai parenti.

Questo non è sempre positivo: può peggiorare lo stato di salute, soprattutto se c’è un inizio di demenza. Occorre ricreare una rete di aiuto e collaborazione per evitare lo sradicamento.

La salute viene condizionata anche da fattori sociali. Non si può più ragionare a comparti stagni. Se si continua a pensare così non si daranno mai delle risposte a una popolazione che si organizza in nuclei famigliari di una o due persone.

Quali sono le patologie più comuni degli anziani nel pinerolese?

Aumenta nelle sue varie forme la demenza, correlata alle patologie più frequenti: le malattie cardiovascolari e cerebrovascolari. Nel 2012 sono state 4.000 le persone recatesi negli ambulatori per tali patologie (gli accessi si ripetono circa 2-3 volte l’anno).

E a livello oncologico?

Negli anziani si registra maggiormente la neoplasia della mammella per la donna e i tumori della prostata e della vescica per gli uomini. Questi casi si trovano nella media nazionale e in un numero minore rispetto ai casi che si verificano nella popolazione più giovane.

Altri casi sono patologie legate alla tiroide. Le patologie del colon non sono in aumento perché nell’ASL To3 si sono intensificati gli screening (Prevenzione Serena). Questi piani di prevenzione, però, non sono stati adottati da tutte le ASL del Piemonte.

Come si approcciano al sistema sanitario gli anziani?

È diffusa la paura di disturbare. Spesso vengono accompagnati dai parenti in quanto tendono a minimizzare ogni patologia, anche per evitare di creare disagio in famiglia.

A prescindere dalle normative dell’ADP (assistenza domiciliare programmata), i medici potrebbero passare a visitare i pazienti più anziani a domicilio.

Questo progetto poteva attuarsi meglio in passato dal momento che si potevano avere al massimo circa 500 pazienti, avendo la possibilità di personalizzare la cura. Ora il rapporto paziente-medico è troppo burocratizzato, non portando a una piena soddisfazione né del medico né del paziente.

Come affrontare un’estate calda?

Con l’avanzare dell’età si trovano pazienti con più patologie e più fragili. Alla fragilità sanitaria si aggiunge quella sociale. Gli anziani sono sempre a rischio a casa e fuori. Il problema nasce quando c’è un caldo umido e afoso che, accentuato dall’inquinamento, impedisce l’evaporazione.

Le strutture di lungodegenza con molti ospiti sono a rischio per le situazioni di salute instabile degli anziani che costringono ad un cambiamento quasi quotidiano di terapia.

Gli anziani, inoltre, patiscono maggiormente il caldo disidratandosi.

In struttura è subito percepita la disidratazione e si interviene a livello medico secondo alcuni protocolli. Con l’avanzare dell’età lo stimolo della fame e della sete diminuisce per il rallentamento degli organi che sentono gli stimoli. Lo stesso accade per caldo e freddo.

Molti anziani, poi, non riescono a nutrirsi in modo adeguato per motivi economici.

La salute è un sistema complesso che riguarda non solo il fattore fisico, ma anche quello economico. Quindi i consigli devono essere legati alla situazione economica dell’anziano e alla sua autonomia nel movimento.

La gestione della cura del paziente anziano porta allo studio di tutte le casistiche di pro e contro, non affidandosi solo ai protocolli ma analizzando la situazione globale, per garantire una qualità di vita ottimale. Proprio per questo motivo si parla di settore socio-sanitario.

Le UVG (Unità Valutazione Geriatrica) sono sempre state affidate ai geriatri per evitare di agire a “scatola chiusa”.

È importante promuovere degli incontri con la popolazione per ricreare quella rete necessaria a fronteggiare il rischio ed educare le persone ad affrontarlo non in modo autonomo ma con l’aiuto di un medico.

Quanto è importante il rapporto tra medico e famigliari?

Fondamentale! Ci tengo molto al rapporto con i parenti e alle loro reazioni. Quando una persona entra in struttura bisogna farsi carico anche della famiglia del paziente.

CRISTINA MENGHINI