Il Tar Piemonte con sentenza 199 ha annullato due delibere della Giunta regionale. Queste avevano stabilito criteri restrittivi per l’accesso alle cure dei malati cronici non autosufficienti

BUONE NOTIZIE, FINALMENTE, per le decine di migliaia di anziani malati non autosufficienti e persone colpite da demenza del Piemonte. Il Tar ha infatti bocciato, con la sentenza 199, le decisioni della Giunta regionale sul sistema delle prestazioni socio-sanitarie. Ecco le novità per il malati cronici non autosufficienti.

Le delibere annullate

Il ricorso era stato presentato da alcune associazioni aderenti al Csa – Comitato sanità e assistenza tra i movimenti di base. Era sostenuto da oltre venti Enti locali e organizzazioni, tra cui il Comune di Pinerolo e il Consorzio intercomunale dei servizi sociali pinerolese.

Il tribunale amministrativo ha di fatto annullato, con la sentenza del 31 gennaio, le delibere 14 e 85 del 2013. Queste stabilivano restrittivi criteri d’accesso alle cure per gli anziani malati cronici non autosufficienti. E definivano stanziamenti troppo esigui per il sistema dei ricoveri in Rsa e centri diurni. Con maggiore richiesta, quindi, di integrazioni economiche ai malati e ai disabili gravi).

La motivazione

«I provvedimenti regionali sono stati giudicati lesivi dei diritti delle persone colpite da non autosufficienza. Queste hanno diritto per legge, proprio in quanto malati, a cure senza limiti di durata.

Invece, in Piemonte sono 30 mila gli anziani malati cronici non autosufficienti in liste d’attesa che anche quest’ultima sentenza del Tar ha confermato essere illegittime». Questo dicono i rappresentanti del Csa e della Fondazione promozione sociale onlus, da anni impegnati nella promozione e tutela dei diritti degli assistiti.

L’accesso alle cure

«L’accesso alle cure è invece relativamente semplice – continuano i referenti delle associazioni. – Con venti euro, che servono all’invio di alcune lettere raccomandate, i malati non autosufficienti ricoverati in case di cura convenzionate o ospedali possono opporsi alle dimissioni da queste strutture e accedere sempre alla continuità terapeutica».

La disinformazione

Ma sulla pratica manca la necessaria informazione. Perciò molto spesso i parenti di chi è colpito da non autosufficienza ne accettano le dimissioni. Così sollevano il Servizio sanitario dai suoi obblighi di cura.

Grazie al Tar, sono state poi eliminate le parti più negative per i pazienti della delibera 45 del 2012. In particolare nella parte che costringeva i ricoverati nelle Residenze sanitarie assistenziali oltre il sessantesimo giorno di degenza al pagamento dell’intera retta.

Non sarà così. Infatti i malati non autosufficienti potranno continuare la degenza anche dopo 60 giorni e senza limiti di tempo compartecipando alle spese dell’Asl per la loro cura nella misura del 50 per cento.

Alzheimer, le novità

Notizie confortanti anche per i malati di Alzheimer. Il Tar prescrive che le prestazioni per questi pazienti nei casi gravi «vengono poste a totale carico del Servizio sanitario. Questo sia nelle ipotesi di assistenza domiciliare e semi-residenziale, sia in quella di assistenza residenziale».

E le cure a casa?

La partita delle prestazioni socio-sanitarie domiciliari è ancora aperta. La Regione ha approvato nelle ultime settimane due delibere che minano il sistema delle prestazioni socio-sanitarie a domicilio. Trasferendone, contro le leggi statali, la titolarità dal Servizio sanitario dove le prestazioni sono garantite per diritto, alle Politiche sociali. Qui gli interventi sono discrezionali e limitati alle risorse disponibili (Vita ne ha dato ampio resoconto sullo scorso numero).

Anche l’Anci Piemonte ha preso posizione contro questa forzatura della Giunta regionale. Ha fatto presente, in una lettera inviata all’Assessore alla Sanità della Regione, Ugo Cavallera, che i provvedimenti approvati sono «sicuramente lesivi del diritto alle cure delle persone non autosufficienti».

ANDREA CIATTAGLIA