In questa intervista il dottor Franco Mensa, per più di venti anni medico ospedaliero, commenta la nuova legge sulle DAT (Disposizioni anticipate di trattamento)

Disposizioni anticipate di trattamento: il parere di un medico dat eutanasia

Dottor Mensa, tra i suoi pazienti qualcuno le ha mai chiesto di morire?

In tutta la carriera solo uno, malato di tumore; si è rifiutato di mangiare e si è lasciato morire. Era a casa e ha rifiutato l’alimentazione, non l’idratazione.

Come medico, che cosa pensa della legge sul consenso informato?

In certi punti sono d’accordo. Anche perché è quello che abbiamo sempre fatto. Si fa la diagnosi dopo la visita, si propone una terapia al paziente e questo decide se farla. Se il paziente ha dei dubbi si fanno accertamenti e può consultare un altro medico. Non è un trattamento obbligatorio che danneggerebbe il paziente o terzi.

Con il consenso informato il paziente può porre delle condizioni alla terapia tra le quali il rifiuto dell’idratazione e dell’alimentazione assistita. Questo significa che se lui ha una malattia anche seria e impegnativa per la quale non morirebbe subito, applicando questa indicazione muore in pochi giorni. In pratica questa è una “eutanasia omissiva”, cioè c’è l’omissione del soccorso richiesta e prescritta dall’interessato.

Quindi idratazione e alimentazione vengono considerate come terapie?

L’idratazione e l’alimentazione sono un supporto vitale, non una terapia! Adesso “ex lege” sono diventate una terapia che il paziente può rifiutare. In questo caso, se non muore per la patologia che ha in corso, muore di sete e di fame. Certo non muore per “eutanasia attiva”, perché non gli inoculo del veleno.

Questa decisione nel testo di legge viene presentata non come dichiarazione ma come disposizione. La dichiarazione lascerebbe ancora un certo margine di elasticità al medico invece adesso il medico diventa un esecutore passivo del volere del paziente. È possibile anche l’intervento del fiduciario qualora il paziente non potesse esprimersi e lì potrebbe nascere un contenzioso.

Queste disposizioni anticipate dei trattamenti sono necessariamente di carattere generico, perché il paziente non sa quando e di cosa morirà. In altre parole: la faccio adesso per “dopo”. Ma se poi la medicina progredisce? Un altro limite è che non sono revocabili perché messe per iscritto. Insomma, si crea una situazione molto rischiosa anche per lo stesso paziente.

Quindi il suo è un giudizio negativo.

Per me questa legge è un grimaldello per introdurre l‘eutanasia passiva, nulla altro!

Obbligare il medico ad un atto omissivo nei confronti del paziente costituisce un atto penale secondo gli articoli 579 e 580 del Codice Penale che riguardano il suicidio assistito o l’omicidio del consenziente.

Nel caso specifico il medico con la sua omissione di idratazione e alimentazione aiuta il paziente a morire, quindi sarebbe penalmente perseguibile. Ma la legge dice che se fa questo non è penalmente perseguibile!

La legge è nata male e spero che a livello di Senato la migliorino. Sorgeranno difficoltà anche per il medico che si rifugerà nella “medicina difensiva” e non c’è niente di più brutto.

Questa legge è compatibile con il giuramento di Ippocrate?

«Non somministrerò ad alcuno, neppure se richiesto, un farmaco mortale né suggerirò un tale consiglio, similmente a nessuna donna io darò un medicinale abortivo». Sono parole pronunciate prima dell’avvento del cristianesimo!

Il giuramento è stato attualizzato nel “Codice di deontologia professionale” che recita: «giuro di perseguire come scopi esclusivi la difesa della vita, la tutela della salute fisica e psichica dell’uomo e il sollievo della sofferenza, cui ispirerò con responsabilità e costante impegno scientifico, culturale e sociale ogni mio atto professionale; di non compiere mai atti idonei a provocare deliberatamente la morte di un paziente; di attenermi nella mia attività ai principi etici della solidarietà umana, contro i quali, nel rispetto della vita e della persona, non utilizzerò mai le mie conoscenze».

Non so quanti medici ci siano alla Camera dei deputati e al Senato…

Qual è allora l’atteggiamento corretto davanti ad un malato grave o terminale?

Secondo me è importante non togliere loro la speranza. Io ho sempre fatto così. E dire la verità sulla vera situazione clinica. Se la situazione è grave occorre capire, tramite i parenti, l’atteggiamento da assumere. Si può “regalare” qualche giorno di speranza, poi il paziente capisce. Certo occorre valutare caso per caso.

La legge dice che il paziente può rifiutare di avere delle informazioni. Il rifiuto all’informazione deve essere segnato in cartella clinica.

Poi è importante stargli vicino con affetto, anche solo tenendolo per mano e (lo dico come cristiano) pregare per lui anche in silenzio. Per me è importante togliere il dolore e non lasciarlo solo. È nella solitudine che si chiedono le soluzioni eutanasiche.

CRISTINA MENGHINI