La dislessia a scuola è un problema, ma può essere affrontato. Ecco i sintomi per riconoscerla e alcune strategie per facilitare l’apprendimento

Dislessia, riconoscere i sintomi e le tecniche da usare a scuola

LA DISLESSIA COMPORTA difficoltà di grado lieve, medio o severo nella lettura e nella comprensione dei testi e dei numeri, nella memorizzazione delle definizioni, nella memorizzazione dei termini specifici.

Il disturbo della “lecto-scrittura” comporta anche difficoltà in matematica, più o meno importanti a seconda del grado di dislessia e della classe frequentata dal bambino. Procedendo con la scolarizzazione, le richieste aumentano e con esse le difficoltà in matematica, legate alla comprensione dei testi dei problemi ed alla concettualizzazione astratta, che si basa sulla parola.

Esempi e schemi possono aiutare

I bambini e gli studenti con dislessia hanno difficoltà dell’apprendimento che avviene in maniera verbale. Per loro non è sufficiente ascoltare, per capire ed imparare. Necessitano di spiegazioni che passino anche attraverso l’esempio concreto e la sperimentazione. Uno schema riassuntivo, in cui è espresso il “percorso ragionato” compiuto dall’insegnante, è molto importante per questi alunni. Tali riassunti sono utili in tutte le materie.

I sintomi

I bambini con dislessia spesso hanno difficoltà di linguaggio nei primi tre anni di vita. Può trattarsi di bambini che hanno imparato a parlare verso i due anni; altre volte invece hanno imparato verso l’anno ma poi il loro linguaggio è rimasto povero. Oppure non hanno mai pronunciato bene le parole, o hanno continuato ad usare frasi costruite in modo non del tutto corretto.

Generalmente, il bambino con dislessia è particolare anche quando non legge: usa parole diverse tra loro credendo che significhino la stessa cosa. Inoltre ha poco interesse a parlare in maniera “corretta” e fatica ad imparare linguaggi specifici.

Non memorizza parole nuove con facilità ed è lento nel ricordare l’alfabeto, oppure non lo impara del tutto. Quando ascolta, il bambino potrebbe non comprendere del tutto il senso di ciò che gli viene detto, se il pensiero è ricco di frasi subordinate e se sono pochi gli esempi legati alla realtà concreta presenti nel discorso.

Differente è ascoltare un brano letto, dall’ascoltare un discorso. Il brano che viene letto, ha una ritmica ed una punteggiatura che già lo riordinano e che quindi facilitano l’organizzazione. Un buon brano, o un capitolo di un buon libro di testo, sono già “organizzati” e quindi il bambino riesce a comprendere ascoltando la lettura di un’altra persona.

CRISTINA MENGHINI