Il ruolo della scuola è fondamentale per individuare e affrontare casi di dislessia. Un maestro di Pinerolo racconta la sua esperienza 

Vi sono alcuni indicatori che suggeriscono che un bambino può essere dislessico. Va fatta però una premessa: la diagnosi di dislessia avviene dopo attenta e scrupolosa indagine (Neuropsichiatria infantile, psicologo infantile, previo contatto con l’Asl di competenza). Inoltre non può essere formalizzata prima della fine della II elementare (7/8 anni), sia perché l’indagine prende avvio dalla capacità di lecto/scrittura, sia perché può capitare che i “sintomi” di dislessia diminuiscano nel corso del tempo.

Il ruolo degli insegnanti

L’insegnante che ha un sospetto, segnala ai genitori la necessità di un’indagine approfondita. Può indicare dislessia, ad esempio, l’inversione di alcune parole, la difficoltà a pronunciare alcuni fonemi, la mancanza di senso dell’ordine sul foglio ecc.

Di conseguenza, in casi di sospetta dislessia, il team insegnanti dopo attenta e condivisa discussione interpella le famiglie, invitandole a rivolgersi all’Asl di competenza. Ovviamente l’insegnante si interfaccia con il team medico per lavorare per il bene del discente.

A livello nazionale si è calcolato che circa il 4% della popolazione è dislessico. A Pinerolo, invece, non conosco il numero dei dislessici. Per mia esperienza come maestro (ma il sondaggio non è certo rappresentativo), in ogni classe su 20 bambini, almeno 1 è dislessico (o sospetto di dislessia).

Cosa può fare la scuola

Esistono programmi individualizzati che vengono concertati tra scuola e personale medico e prevedono: uso dei tablet, un carattere di scrittura (lo stampatello), esercizi ad hoc di memorizzazione. Va detto che molto spesso il dislessico è particolarmente creativo e intelligente, pertanto è fondamentale la diagnosi precoce in caso di sospetto di dislessia (trafila burocratica non sempre facile che spesso dilaziona i tempi finali di diagnosi).

Per la dislessia non è prevista la figura di insegnante di sostegno. È sufficiente la supervisione degli insegnanti di classe e la possibilità di disporre degli strumenti di supporto tecnico/pedagogici prescritti.

Come docente considero la sfida “dislessia” complessa ma anche straordinariamente affascinante. Il dislessico, con i dovuti aiuti, è in grado di fare praticamente tutte le attività che svolgono i compagni di classe (ovviamente cambia la tempistica, nel senso che il dislessico ha necessità dei “suoi tempi”).

ENZO CARDONE