La dislessia è un disturbo dell’apprendimento, da non confondere con la pigrizia. Dopo la diagnosi di un esperto, la scuola può attuare soluzioni didattiche mirate

LA DISLESSIA è un disturbo specifico dell’apprendimento. I bambini che ne soffrono hanno un livello intellettivo nella norma, non hanno disturbi neuro-sensoriali e non vivono in ambienti socio-culturali problematici. La dislessia è presente fin dalla nascita ma si manifesta con l’inizio della scuola primaria, quando, dopo due anni le capacità di lettura e scrittura non sono ancora sono state acquisite, come normalmente accade.

L’importanza della diagnosi

Dislessia, come riconoscerla e cosa può fare la scuola
Un fotogramma del lungometraggio animato “Nat e il segreto di Eleonora” (2009), che parla di come un bambino può affrontare e superare la dislessia . Nat, un ragazzino con enormi difficoltà di lettura, riceve dalla defunta zia Eleonora un importante incarico: “proteggere” i libri che sono nella sua biblioteca, salvaguardandone i personaggi che popolano i manoscritti. Un film per continuare a credere che l’immaginazione sia un porto sicuro nel quale rifugiarsi…

La diagnosi deve essere eseguita da specialisti esperti, mediante specifici test. In caso positivo il professionista redigerà un referto scritto indicando il motivo che ha dato l’invio di tale procedura, i test utilizzati e la diagnosi conclusiva. Inizia così una serie di aiuti specifici, tecniche di riabilitazione e di compenso.

Come, per esempio, alcune modifiche della didattica della classe del bambino dislessico, dilatando i tempi di svolgimento dei compiti. Oppure l’uso di computer o supporti elettronici anche durante le verifiche. Le normative per i bambini DSA (portatori di dislessia) sono regolate dal Ministero dell’Istruzione, ma è cura degli insegnanti modularle a seconda dei casi con i genitori.

La diagnosi precoce evita al bambino, e di conseguenza ai genitori, lo stress di sentirsi dire di essere pigri. Di sentirsi meno capace rispetto i propri compagni e chiudersi in se stessi.

Il senso di inadeguatezza

Percepirsi inadeguati è una sensazione straziante, che porta anche a reazioni di rabbia. Fallimenti scolastici e frustrazione sarebbero la causa di comportamenti aggressivi, incrementati dai comportamenti inadeguati di genitori e insegnanti. E la rabbia non sempre è rivolta verso chi è responsabile direttamente ma più spesso verso la famiglia e in particolar modo verso la madre.

Inoltre bambini con DSA soffrono di un rifiuto e di un isolamento sociale legato a uno o più fattori, come i problemi sul piano linguistico/comunicativo, le difficoltà nell’uso adeguato del linguaggio verbale, le scarse abilità sociali, la difficoltà a decodificare le informazioni offerte dagli altri, la possibile goffaggine, ma anche una difficoltà nell’interpretare il linguaggio corporeo (che fornisce molte indicazioni su cosa pensino gli altri).

La collaborazione tra genitori e insegnanti

Tutto questo porta ad atteggiamento comunicativo passivo, uniformato alla percezione che di loro hanno gli altri e ad evitare certe esperienze. La scuola è l’ambiente dove le difficoltà si evidenziano maggiormente. A volte gli insegnanti possono mostrare disappunto e impazienza diventando più severi e la famiglia viene coinvolta e sente pesante il problema dei compiti a casa.

Spesso i genitori hanno difficoltà a riconoscere i segnali, perché questo è emotivamente molto difficile da affrontare. A volte attribuiscono le difficoltà alla scarsa volontà e scarso impegno. Sono comuni espressioni come «Il bambino è pigro e svogliato». Fondamentale per questi bambini è la sinergia tra genitori e insegnanti. Per tutti è importante ricordare che i dislessici hanno un diverso modo di imparare ma comunque imparano e sono bambini intelligenti e non pigri.

ENRICA GAGLIARDI