Il dialogo tra madre e figlio inizia fin dai primi istanti del concepimento. Questa comunicazione in gravidanza è fondamentale per il corretto sviluppo del feto

Il dialogo tra madre e figlio inizia durante la gravidanza

Quando iniziano le comunicazioni tra madre e figlio? Il feto manda messaggi alla mamma? In questo settore le ricerche sono in continua evoluzione. Le recenti tecnologie diagnostiche prenatali permettono di ottenere un numero sempre maggiore di dati e informazioni su quanto accade nella gravidanza, in quei nove mesi che precedono la nascita di una nuova vita umana.

Lo riferisce Giuseppe Noia, ostetrico ginecologo dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma, che lo scorso anno è intervenuto al Convegno di Federvita Piemonte. Il suo intervento ha sottolineano le interazioni che intercorrono tra il feto e la madre già fin dai primissimi istanti dal concepimento.

Lo zigote che si crea è la prima cellula che si forma, indipendente ed autonoma, e che già decide il suo destino. Ha un DNA suo proprio. È un essere che è capace di essere l’artefice e orchestratore del suo futuro. E dal momento in cui comincia ad esistere già manda messaggi alla mamma. Si stabilisce così una fortissima simbiosi feto—madre.

Il feto fin da subito manda messaggi all’esterno (produce ormoni, molecole…). Molte donne, infatti, prima ancora di effettuare anche solo un semplice testi di gravidanza, si rendono conto di essere incinte.

Il cross talk

Per definire questo singolare dialogo tra la mamma e il feto è stato coniato il termina tecnico di “cross-talk”, ovvero “linguaggio incrociato”. Non è verbale ovviamente, ma fatto di reciprocità, di stimoli e risposte che viaggiano incessantemente da una parte all’altra del corpo della donna e del figlio in grembo.

Le comunicazioni presentano diverse variabili, spiega Noia: «Dalla percezione di una presenza alla conoscenza del sesso del proprio bambino, fino al blocco dei canali di “dialogo” nell’attesa della diagnosi prenatale».

Questo dialogo risulta fondamentale per un corretto annidamento nell’utero e della formazione della placenta

Una placenta non ben avviata nel suo meccanismo di azione può portare ad uno sviluppo inferiore del peso del bambino. I bambini che nascono a termine ma con un peso inferiore a 2000g hanno dei gravi problemi a distanza di tempo. Circa 9 volte maggiori che quelli nati a termine con peso appropriato.

Bambini piccoli di peso possono infatti andare incontro con più frequenza ad emorragie celebrali e possono avere disordini sia in età infantile che adolescenziale e perfino adulta. Disordini metabolici, obesità nella prima infanzia e nell’adolescenza e disturbi circolatori nell’età adulta.

Il “cross-talk” tra madre e figlio grazie ad una comunicazione molecolare, porta ad un immediato riconoscimento.

L’embrione, infatti, porta con sé metà del patrimonio genetico del padre e metà impronta genetica della madre. Il corpo della mamma impara così a riconoscere il feto e non lo percepisce come un elemento estraneo. In questo modo il sistema immunitario non si avvia per respingerlo.

Tale processo non avviene, però, nelle fecondazioni medicalmente assistite “in provetta”.

In questi casi il dialogo non si instaura dai primi istanti e il feto, o i feti, non vengono riconosciuti e spesso le gravidanze non arrivano al termine.

CRISTINA MENGHINI